Davanti alla Legge c’è un custode della porta. A questo custode si presenta un uomo venuto dalla campagna e che prega di essere ammesso alla Legge. Ma il custode della porta dice che ora non può concedergli di entrare. L’uomo riflette e poi chiede se potrà entrare più tardi. “E’ possibile”, dice il custode, “ma per ora no.” La porta della Legge è aperta come sempre e il custode si fa da parte, l’uomo si china per guardare all’interno attraverso la porta. Quando il custode se ne accorge, ride e dice: “Se ti attira tanto, cerca di entrare nonostante il mio divieto. Ma bada: io sono potente. E sono solo l’ultimo dei custodi. Ma sala dopo sala si trovano custodi uno più potente dell’altro. Già la vista del terzo non riesco a sopportarla nemmeno io”. L’uomo venuto dalla campagna non si aspettava simili difficoltà, La Legge dovrebbe essere accessibile a tutti e in ogni momento, pensa, ma adesso che guarda meglio il custode col suo cappotto di pelliccia, il suo grosso naso a punta, la lunga sottile barba nera alla tartara, decide che è meglio aspettare finché riceverà il permesso di entrare. Il custode gli dà uno sgabello e lo fa sedere al lato della porta. […] Duranti tutti quegli anni l’uomo osservava il custode quasi ininterrottamente. Dimentica gli altri custodi e questo primo gli sembra l’unico ostacolo all’ingresso della Legge. Maledice il caso avverso, nei primi anni a voce alta, poi, quando diventa vecchio, brontola tra sé e sé. [..] Ma ecco che riconosce nell’oscurità un bagliore, che erompe inestinguibile dalla porta della Legge. Ormai non resta molto da vivere. [..] “ Che altro vuoi sapere adesso “, chiede il custode, “sei insaziabile”. “ Tutti tendono alla Legge”, dice l’uomo, “com’è possibile che in tanti anni nessuno oltre a me abbia chiesto di entrare?” Il custode si accorge che l’uomo è ormai alla fine e per raggiungere ancora il suo udito che si va indebolendo gli urla: ”Qui non poteva avere accesso nessun altro, perché quest’ingresso era destinato solo a te. Adesso vado a chiuderlo”.

Sembra di guardarmi da un’altra prospettiva. Sdraiata sul divano, libro in mano, capelli scompigliati da mani frenetiche che si contorcono per i dubbi che assalgono la ragione e fanno scoppiare l’immaginazione. Nella lettura de “Il processo” di Franz Kafka le consapevolezze e gli appigli sono elementi futili e forvianti: non c’è comprensione superficiale, traguardi di riflessione troppo vicini da raggiungere, c’è una lenta e dura scalata. Ma dietro i punti interrogativi si nasconde un’ammirazione che fa tremare le palpebre. Ecco, questo racconto credo sia la chiave di tutto, o forse no. Ho subito avuto l’istinto di condividerlo, di trovare confronto. E scommetto che mentre i vostri occhi scorrevano tra le righe il corpo si mescolava alle parole, il fisico risentiva dell’immenso valore di questa storia. D’altronde Kafka si laureò in giurisprudenza, credo che abbia esplorato la Legge e la Giustizia nella loro intima contraddizione e verità; ma voglio avere la forza di andare oltre, di disegnare quel custode e quel signore di campagna in tutte le strade, in ogni situazione, far vivere questo racconto ovunque l’inganno umano ponga le sue radici.

Quindi chi è stato ingannato, l’uomo di campagna? Deriso dal custode che da sempre teneva per sé la risposta e possedeva la soluzione al suo tormento? O è stato il custode ad essere stato ingannato? È un subordinato di un piano più grande, di potenti di cui lui stesso non sostiene la vista e per questo innocente? Chiuderà mai le porte della Legge o ci sarà un altro uomo, un altro custode, a succedergli?

“Sei insaziabile”

Arianna Desideri

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Arianna Desideri

Laureata in Storia dell’arte all’Università di Roma "La Sapienza" con una tesi dal titolo "Le pratiche artistiche nello spazio urbano. Roma negli anni Settanta". Fondatrice di Uragano elettrico, gestisce anche un profilo Instagram per la divulgazione dell'arte contemporanea. / email: angiedesideri@gmail.com / IG: @la.flaneuresse

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No Responses

  1. Marta
    Marta

    Forse c’è anche un altro elemento: l’uomo vuole raggiungere la Legge, questo è il suo più grande desiderio e sogno, ma si presentano davanti a lui custodi e difficoltà. Per giungere a realizzare il suo sogno, o quantomeno per placare la sua curiosità, l’uomo avrebbe dovuto prendere in mano la situazione e decidere di affrontare questi ostacoli, per quanto grandi e difficili fossero da superare. A spettare, brontolare, ed essere codardi non porta a niente, in questo modo l’uomo butta solo la sua vita. Ognuno ha la sua porta ed è il solo in grado di aprila, quindi per ogni uomo vile c’è una porta chiusa. Mi sfugge il significato dello spiraglio di luce che vede alla fine della sua vita. Rappresenta la morte, che pone fine al suo tormento? L’altro personaggio…il custode. Intanto cosa custodisce? La verità? I desideri? Non c’è una porta per il custode? O è diventato custode perchè ha già aperto la sua porta? Mi piace più pensare che i custodi siano quegli uomini che, avendo deciso di aspettare come l’uomo di campagna, ora, accumulata rabbia verso se stessi, provano a intralciare il cammino degli altri.

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