La nostra storia  si svolge nell’incantevole atmosfera  di un freddo inverno norvegese; è qui che George, quindici anni, intraprende una lettura che gli cambierà la vita e lo farà diventare adulto. “Mio padre morì undici anni fa’”, inizia così , La ragazza delle arance, in modo diretto, senza giri di parole, “quando se ne andò io avevo solo quattro anni”. Solo ora, undici anni dopo, la nonna del ragazzo, frugando in cantina, trova una busta, indirizzata a lui da parte di suo padre, Jan. Si, avete capito bene, “una lettere per il futuro” che il padre di George scrisse affinché suo figlio la leggesse una volta diventato abbastanza grande per capire. E ora George, chiuso in camera, si ritrova con questi fogli in mano, parole di un uomo che gli è tanto vicino ma che allo stesso tempo gli è completamente estraneo e di cui ha pochi ricordi sfocati. La storia contenuta nella lettera è quella della ragazza delle arance, bella, misteriosa, sfuggente.  Una donna  che gira per le strade della città con una busta piena di arance, un’artista dagli occhi diversi, occhi che danzano una danza inquieta, una donna che, con le sue risposte vaghe, non si lascia scoprire e lo tiene sempre sul filo del rasoio. Nasce così una grande storia d’amore, un amore diverso, profondo, tenero ma mai stucchevole. Questa lunga lettera, questa incantevole storia si trasforma nell’unico modo che un padre ha per farsi conoscere da suo figlio, perché “Il tempo, George, cos’è il tempo?”, il tempo è qualcosa che per Jan non è stato sufficiente,  e un occasione importante per riflettere sul significato della vita, della morte, dell’amore. “Non è il mondo una grande favola travolgente?” Vale la pena vivere questa grande favola se prima o poi bisognerà lasciarla? “Qual è il valore di uomo? Siamo solamente polvere?”, Chi siamo e da  dove veniamo? Che senso ha tutto questo?

E la morte?
La morte…

E il dolore?
Il dolore…

“Cos’è che non capisci , Jan Olav?”
Le regole, non capisco le regole.

Sono queste e molte altre le domande che George si trova davanti agli occhi.Leggere questo libro è come camminare sulla sottilissima linea che divide il passato dal presente, la vita dalla morte, la disperazione dalla gioia più pura. Due voci che si intrecciamo per diventarne una sola. Gaarder come sempre non ci lascia indifferenti, ci fa riflettere, ci pone quesiti ai quali nessuno può sfuggire. Un libro meraviglioso, un inno alla vita, a cogliere ogni minuto, perché la nostra presenza in questo mondo meraviglioso è sicuramente un mistero ma è anche e soprattutto un dono.

Marta Viazzoli

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Marta Viazzoli

Diciannove anni, studentessa di lingue, legge per sopravvivere e fotografa per non dimenticare. Curiosa, testarda e precisa cerca la verità con occhi impertinenti e mai stanchi. Si circonda di parole, ma apprezza il silenzio, ama il thé, le pozzanghere, i romanzi epistolari, i film francesi e le bolle di sapone. Ammira chi va in direzione contraria e chi sa tornare bambino. Spera che possiate leggervi tra le sue righe.

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