INFERNO – SESTO CANTO

OOra avevano tutti finito di mangiare. Dante aveva interrotto la sua narrazione e rispondeva piano piano a le domande dei suoi amici increduli. Nella stanza regnava sovrano il chiacchiericcio, una sorta di brusio continuo e ognuno si dava da fare per fatti propri.

Guinizzelli scriveva, Cavalcanti vicino a lui piegava con molta cura la sua sciarpa per poi riporla nella borsa. Er Fresco come di suo solito stava raccontando una delle sue divertenti avventure mentre Aldo e Mimmo si stavano adoperando il più possibile affinché il fuoco del camino non si esaurisse. Tutto ad un tratto risuonò vibrante il campanello, andò Dante stesso ad aprire la porta. Davanti a lui si presentò un uomo alto con un cappuccio rosso scarlatto che piangeva, era tristissimo. L’uomo disse esasperato “Ragazzi, scusate tantissimo, veramente! Non volevo fare così tardi!! E’ solo che Laura… non mi vuol..”.

“Aaaaa e che palle co sta Laura! Nun te vole Francè! Ha detto di nooo! N’è che ce puoi assillà co sta Laura tutti i santi giorni, eh! Abbello! A na certa accana!! Io so n’amico tuo lo sai e tutto quanto, ma non è che ogni volta che se vedemmo, devi attaccà sto pippone de Laura.. e m’ha lasciato, e nun me vole e Laura qua, Laura là, ebbasta su!” ribatte Dante facendo accomodare velocemente l’uomo su una sedia nell’atrio. Era Francesco Petrarca, che era venuto direttamente dalla città di Pisa per assistere alla narrazione di Dante.

Così dopo aver riconciliato il Petrarca e dopo aver fatto riposare un pò tutti: Dante riprese a parlare con voce molto alta “Dunque dove eravamo rimasti?! Ah già ve dovevo dire de Pluto!” Aldo lo interruppe subito con la solita voce profonda “A Da! Non urlare ce stanno quelli der piano di sotto che c’hanno er bimbo piccolo, se incomincia a piange sai che cojoni!”

“Ah si scusa!” e riprese più pacatamente “Praticamente regà, eravamo entrati dentro a n’altro girone! Quello degli avari! Nsomma quelli cor braccetto! E a guardia de sto girone ce stava na sorta de mostro gigante! Se chiamava Pluto e appena semo entrati ce fa “Pape Satan, pape satan aleppe!” o na frase der genere, nun se capiva niente ao allora je chiesi a Virgilio “Ma c’ha detto’?”-“Nulla Da stai tranquillo, sta a fa un po l’infame, fa sempre così.. se la scoatta un po” Na volta calmato sto Pluto, me incominciai a guardare intorno, e ce stavano un botto de anime, ma popo na cifra… Praticamente queste qua che facevano, dovevano spingne dei massi cot petto.. lungo na sorta de cerchio, per pooi scontrasse fra de loro e ritorna indietro, dove rifanno tutto n’altra volta. ‘che pena demmerda che c’hanno questi, porca miseria nun vorrei esse n’avaro manco a crepà’ pensavo io! Virgilio me disse “Dante bello mio la vedi laggiù quell’ammasso de gente? Lo Vedi che so tutti calvi…”

Mimmo interruppe. “Se dice ‘pelata’ a Da! C’hanno la pelata!’ disse ridendo.

“Zitto tu!” rispose Dante, e riprese “Come dicevo, sti qua che appunto.. ehm c’avevano sta pelata erano tipo dei preti cè nsomma dei chierici o quelli che se so fatti a carriera ecclesiastica diciamo regà! In pratica se erano spesi tutto quello che se so messi da parte e so stati nsacco sfrenati, nun se sapevano regolà e quindi c’avevano pure loro sta pena de sposta i massi cor petto. Poi regà mano a mano che io e la guida mia camminavamo me rendevo sempre più conto che stavamo tipo a sprofondà! Ve lo giuro, pareva de sta tipo nelle sabbie mobili! Poi vedo n’segnale triangolare co scritto ‘Stigia: Procedete con Cautela’ nun capivo bene, poi me so reso conto che stavo immerso dentro a na palude, a regà con l’acqua fino a qua”

Urlò Dante indicando la propria pancia. Poi si alzò in piedi “Sta Stigia poi puzzava regà, nun sapeve quanto, era na cosa tremenda! Poi bolliva! SI! regà sta palude bolliva, ma mica capivo perché, insomma se sa che solitamente l’acqua bolle quanno fa callo, oppure a temperatura dell’acqua è na cifra calda! Ma no regà ve giuro sta volta nun era pe quello. Pe cercà de capì come mai bolliva, ho messo na mano in un punto dello stagno dove ce stavano delle bolle. Sentivo un male cane! A na certa tiro su il braccio di corsa… ce stava uno che me s’era appeso ar braccio e me lo mordeva, ce credo che me faceva male! Virgilio allora staccò sto signore dal mio braccio, lo ributtò dentr’all’acqua e me disse “A Dante! Stai attento!! Qui stamo già nel quinto girone, nemmeno te ne sei accorto! Questa è la palude Stige, ce nuotano gli iracondi e gli accidiosi, se sbranano a vicenda è questa la condanna che c’hanno qua sotto! Probabirmente t’hanno scambiato pe uno de loro e t’hanno morso. So condannati a fa questo tutto er giorno, e le vedi set bolle? Beh so perché so i sospiri degli accidiosi che da sott’acqua salgono de sopra.” Ero stupefatto regà… nun ce credevo a quello che avevo visto, ma nonostante tutto continuai si ad andà avanti.

Mattia Maglione

INFERNO – OTTAVO CANTO

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Mattia Maglione

Mattia è uno studente universitario che studia Scienze della comunicazione e Letteratura Inglese. Italo-Americano, ma eccessivamente Romano de Roma, è affascinato da tutte le materie che richiedono abilità creative: dalla scrittura e la poesia al teatro. Considerato solare, ma allo stesso tempo al limite della normalità, adora far ridere e far divertire le persone. Grande fan dei Beatles. Artista ed attore preferito: Robin Williams

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