Lo vedete quel ragazzo, lì, proprio lì giù, su quella panchina in Central Park? Seduto vicino il laghetto, in pieno Dicembre, con i capelli gelati? È Holden Caufield che sta ancora cercando di capire che fine fanno le anatre d’inverno, quando la superficie è ghiacciata. A guardarlo, ha un’aria distrutta, come quella di chi ha visto i fotogrammi dei propri fallimenti scorrergli davanti agli occhi, tutti, tutti quanti in un secondo e non riesce più a respirare, e vorrebbe morire all’istante: l’ennesima bocciatura a scuola, non avere amici né un posto accogliente in cui tornare; solo sporchi hotel e fuggevoli e fatiscenti conoscenze di una sera. Holden è un po’ come quei giovani che incontri per strada, ti danno una spallata nella folla, hanno l’aria di essere dei gran prepotenti ma che se poi ti volti per insultarli vedi nei loro occhi una gran tristezza. A pensarci bene all’apparenza quel ragazzo deve avere una grande aria da stronzo. Ma se solo scoprissi l’un per cento di ciò che esplode nel suo cuore non lo lasceresti mai andare, lo terresti stretto – anche se lui farebbe finta di detestarti.

Parlo di lui come se lo avessi conosciuto davvero. Posso ancora vederlo lì, sulla panchina, con i suoi occhi stanchi, mentre pensa che forse è giusto morire, o forse il futuro ha ancora in serbo qualcosa per lui. Di certo non vorrebbe ritrovarsi in quei cimiteri in cui, quando piove, le persone corrono via in macchina e vanno a cenare in qualche posto di lusso. Mentre lui resterebbe lì, appena sotto l’erba, con il ventre bagnato, a chiedersi perché non può andarci anche lui, a mangiare. È come se stessi scrivendo una lunga lettera su un amico che non vedo da anni ma che è ancora nascosto in qualche mio organo vitale. Ognuno di noi è un po’ Holden. Chi non sa cosa fare, chi dove andare, chi in quale modo parlare, chi non sa che forma prenderà l’avvenire perché, già di per sé, si sente una “lousy shape”, un individuo strattonato da una parte all’altra in un uragano. Chi crea una realtà sostitutiva perché quella che è costretto a vivere fa troppo male. O è troppo banale.

A volte mi chiedo se fosse Holden a non voler vedere ciò che di bello esiste al mondo – che deve esser pur apparso lampante – se fosse proprio lui a chiudere le palpebre e negare qualsiasi margine di miglioramento. Mi chiedo se avrà ascoltato le parole di Mr Antolini e abbia ripreso regolarmente scuola e superato l’anno. Se ha ancora in testa quella folle idea di migrare verso Ovest, verso una vita tranquilla, in una città sconosciuta, in cui far finta di essere sordo muto per non dover intrattenere insensate conversazioni. Mi chiedo se avrà mai detto a qualcuno di non chiamarlo “boy” , di non congedarsi con un “good luck” e se finalmente i suoi messaggi saranno stati recapitati al destinatario. Mi chiedo se abbia mai afferrato nel campo di segale qualche bambino mentre corre verso la rupe. Se se abbia mai chiamato Jane Gallagher, se si sarà mai sentito “in the mood” per farlo.

E mi chiedo davvero se l’avrà mai presa quella giostra. Se sarà arrivato anche per lui il turno di salirci. Non più guardare la piccola Phoebe nel suo cappotto blu dondolare su quel grande cavallo e sentire la pioggia scorrere sulle mani, ma salirci davvero, su quella giostra. Infondo basta comprare un biglietto. Ma forse questa è un’altra storia.

Arianna Desideri

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Arianna Desideri

Fondatrice di Uragano elettrico, 21 anni, studentessa di Storia dell’Arte all’Università Sapienza (Roma). Crede ancora nella potenza dell’arte e della scrittura nell’era digitale. Il Museo d’Orsay di Parigi è la sua futura casa, Virginia Woolf, Van Gogh e Pirandello sono la sua famiglia.

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No Responses

  1. Andrew

    Wow grazie per aver scritto questa bellissima recensione, mi hai fatto venir voglia di leggerlo, un’idea che sfioravo più o meno da un annetto, ma forse non avevo la giusta motivazione. Approfitto per ringraziare i creatori di questo sito, grazie veramente, finalmente un luogo, se pur virtuale, di ritrovo per chi ha voglia di condividere la cultura ed i propri pensieri. Grazie ancora!

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  2. uraganoelettrico

    Grazie, Andrew. Questi capolavori non possono essere ignorati. Spero che cambi il tuo modo di guardare le diverse sfumature della vita, i dettagli, le bellezze celate sotto il grigiore delle città.

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  3. monica martino

    L’ha presa quella giostra, l’ha presa. Poi è sceso e si è ritrovato su quella panchina ancora e in un giorno di pioggia a guardare le pozzanghere…poi ha comprato un altro biglietto o forse è andato a Ovest. e “la via si fa con l’andare”.

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