Con questo articolo voglio inaugurare una rubrica sull’arte moderna/contemporanea, nella quale cercherò di affrontare di volta in volta alcuni degli artisti da me preferiti. L’idea nasce dalla considerazione che la nostra generazione non apprezza particolarmente la così detta arte contemporanea, tenterò di trasmettervi invece ciò che per me la rende apprezzabile e meritevole di essere analizzata tanto quanto i capolavori del passato. Gli articoli non si occuperanno di storia dell’arte, ma affronteranno gli argomenti da un punto di vista estetico.

Ho deciso di iniziare trattando di Igor Mitoraj innanzitutto perchè le sue opere dimostrano come anche ai nostri giorni ci siano le capacità di creare opere che da un punto di vista squisitamente formale non si discostano poi tanto dai grandi capolavori greco/romani. In secondo luogo ho colto l’occasione per commemorare e ricordare questo gigante dell’arte che è scomparso circa un anno fa.
Mitoraj e la classicità
Mitoraj è un artista unico nel suo genere, quando a prima impatto chi si avvicina alle sue opere ha la strana sensazione che egli si sia sbagliato, che abbia voluto semplicemente ricreare l’atmosfera e le sembianze di una qualche opera classica. Si potrebbe persino pensare che egli sia stato un quanto mai anacronistico neoclassicista. Ma questo è quanto di più sbagliato si possa fare. Si è vero, Mitoraj prende a piene mani dalla classicità, riprende simboli e forme e si ispira ad essa, ma non ha niente a che fare con quella che Winckelmann chiama “nobile semplicità e quieta grandezza”. Il classico è in Mitoraj ripreso per esprimere il moderno, non c’è il vagheggiamento canoviano delle età antiche e la loro idealizzazione, è un passato dal quale dobbiamo imparare, “siamo come nani sulle spalle di giganti” (Bernardo di Chartres). Quindi non si trovano in questo artista le bellissime e perfette, ma allo stesso tempo fredde e mute, figure che ci presenta un Canova, troviamo invece volti inquietanti coperti da bende, colossi mutilati e corpi spezzati, segno che il classico non è riproposto pedissequamente ma è visto sempre alla luce di ciò che gli è succeduto.
Incarnare e contrastare
Mitoraj riesce a mio avviso ad incarnare e allo stesso tempo contrastare la sua epoca; la incarna in quanto è un artista pienamente moderno, ovvero è tra quelli che hanno rinunciato ad esprimere un qualche senso tramite le loro opere ma che allo stesso tempo sono spinti dall’insaziabile desiderio di ricercarne la possibilità. Egli è poi antagonista del suo tempo in quanto, vivendo in un secolo di macerie come appunto il XX, attraversato da ogni sorta di orrore ed abominio, trova la forza di non creare macerie ma di costruire rovine. C’è infatti un abissale differenza tra macerie e rovine, mentre le prime sono semplicemente mucchi muti e sordi di detriti, invece le Rovine sono un qualcosa di vivo, un qualcosa che è ancora in grado di parlare, ma non con la voce o mostrando, come facevano i capolavori del passato, ma scegliendo di utilizzare una via altra, ovvero la testimonianza capace di inserirsi tra il dire ed il non-dire. E questo è necessario perchè come dice Adorno, dopo le due guerre mondiali, e gli orrori da esse portati, l’artista deve tacere, non c’è più la possibilità  per esso di esprimere un senso; ma Adorno allo stesso tempo si sbagliava, perchè anche se il senso non si dà più bisogna sempre ricercarlo; ed è proprio questa ricerca che le opere di Igor Mitoraj incarnano, una ricerca incessante del senso che l’artista sa in partenza essere condannata a non raggiungere mai la meta, ma allo stesso tempo necessaria. Queste sue opere ci sono necessarie perché, in quanto rovine e non macerie, portano con loro stesse un così detto contenuto utopico, ovvero la consapevolezza che oggi il senso non è più possibile ma che un giorno lo sarà. Proprio questa utopia nel presente è secondo me ciò che esprimono gli angeli con una sola ala di Mitoraj. Angeli che a causa della loro unica ala non riusciranno mai a volare ma che non smetteranno mai di provarci.
I colossali eroi creati dall’artista ci testimoniano come la caduta del nostro mondo abbia contagiato anche loro, essi sono mutilati, incompleti esattamente come sono gli uomini del nostro tempo; è per questo che l’unico eroe greco o romano che potrebbe esserci contemporaneo è un eroe sconfitto, un eroe di Mitoraj.
Andrea Gigante

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Andrea Gigante

20 anni, studente di Filosofia alla Sapienza. Guardo il mondo con occhi avidi,e tento di osservare ciò che mi circonda il più possibile. Mi definirei una sorta di "esploratore", l'eterno ricercare con il pensiero, la vista ed il corpo è forse ciò che più mi affascina. Credo che l'uomo sia schiacciato dai propri limiti fisici e che abbia un'unico modo per oltrepassarsi: il pensiero.

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