Quando Stoner uscì per la prima volta, nel 1965, fu venduto in pochissime copie dopo essere stato rifiutato da ben sette case editrici e passò inosservato agli occhi di critici e lettori. Nel 2003, trentotto anni dopo, fu ristampato dalla New York Review Books, divenne un fenomeno letterario negli Stati Uniti e vendette più di 50000 copie.

John Williams “è quasi famoso per non essere stato famoso” disse il collega ed amico Dan Wakefield, eppure è “un Hemingway senza sbruffoneria, un Fitzgerald senza moda, un Faulkner senza sfarzo”.

Stoner è un romanzo sulla vita di un uomo qualunque, è ambientato in un luogo qualunque, non vengono raccontati imprese eroiche, lunghi viaggi, amori tormentati,, non ci sono imprevedibili colpi di scena.

William Stoner nasce in una famiglia di contadini, si iscrive all’università, scopre la sua vocazione per la letteratura, diventa insegnante; per tutta la vita non si allontana mai più di centocinquanta kilometri da casa, mantiene sempre lo stesso posto di lavoro, ha due soli amici, uno dei quali muore giovane. E una moglie che non ama a lungo. Le sue giornate oscillano  tra l’insegnamento all’università e il tentativo di mantenere in piedi un matrimonio infelice fin dalla partenza.

A cosa è dovuto il nuovo successo di questo romanzo, dunque?

Alla qualità della scrittura che tiene il lettore in pugno, all’estrema delicatezza, alla semplicità, alla precisione con cui è scelta ogni singola parola.

William Stoner entra nei nostri cuori in punta di piedi, e noi non possiamo che arrabbiarci, gioire, sentirci delusi, soddisfatti, soli con lui che si arrabbia, gioisce, si sente deluso, soddisfatto, solo.

In quei (pochi) giorni in cui leggerete questo libro meraviglioso William Stoner sarà il vostro migliore amico. Quando vi parlerà del modo in cui si comporta con lui sua moglie Hedit, quando vi racconterà di quello che accade a lavoro, vorrete entrare in quelle pagine, sgrullarlo per le spalle e dirgli: “ Dio, William, fai qualcosa!”.

Lo vedrete crescere, diplomarsi, sposarsi, trasferirsi, lo vedrete amare, invecchiare, morire. E vedrete tutto questo con gli occhi di uno scrittore delicato, chiaro, che nutre per il suo protagonista affetto e stima.

“ E’ un libro piccolo, dalle modeste ambizioni, ma affronta ed esplora gli interrogativi più imprescindibili e sconcertanti che ci è dato conoscere” scrive Peter Cameron nella postfazione_ quale vita vale la pena di essere vissuta? Cosa vuol dire amare? Vale la pena di soffrire, lottare? Delle vite che si dissolvono silenziosamente come quella di Stoner, cosa resta?

Marta Viazzoli

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Marta Viazzoli

Diciannove anni, studentessa di lingue, legge per sopravvivere e fotografa per non dimenticare. Curiosa, testarda e precisa cerca la verità con occhi impertinenti e mai stanchi. Si circonda di parole, ma apprezza il silenzio, ama il thé, le pozzanghere, i romanzi epistolari, i film francesi e le bolle di sapone. Ammira chi va in direzione contraria e chi sa tornare bambino. Spera che possiate leggervi tra le sue righe.

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