Scrivere non è più un atto di libera scelta per me, è una questione di sopravvivenza.

Sotto lo pseudonimo di Paul Queen e/o Paul Benjamin, Auster indaga – attraverso varie forme d’arte – riguardo il senso e il significato della propria esistenza. Un uomo statunitense, custode di un passato influente sia nell’ambito della scrittura che in quello cinematografico.

Il travolgente idealista cura, nei minimi dettagli, gli aspetti del singolo individuo allargandosi alla sua dimensione collettiva, tenendo però presente sia l’aspetto sociale che storico. L’attenta analisi e la semplicità con cui colpisce il lettore, risulta inaspettatamente veritiero ed esauriente. Intensa e avvolgente, la narrazione dei suoi libri sembra accarezzare inconsciamente colui che si dedica alla lettura, per poi riportarlo lucidamente alla consapevolezza di essere vivo, parte integrante e influente, attivamente o non, nell’intero cosmo.

La sua umanità, l’attaccamento alla vita e l’amore per le parole, fanno di lui un uomo complesso ma volutamente raggiungibile. Una fonte di armonia e conoscenza andanti verso la verità più nascosta e dolorosa ma considerata anche come la più preziosa.

Diario d’inverno

Pensi che a te non succederà mai, che non ti può succedere, che sei l’unica persona al mondo a cui queste cose non succederanno mai e poi, a una a una, cominciano a succederti tutte, esattamente come succedono a tutti gli altri.

Questa verità impetuosa marchia indelebilmente la prima pagina del libro. Lascia trapelare un velo di amarezza nel veder scorrere la vita e gli eventi, integranti in essa, che rappresentano il resoconto di una vita giunta al suo inverno. Ventuno indirizzi, o tappe, di cui lo scrittore ci riporta gli episodi salienti. Un susseguirsi di racconti in cui utilizza, come metodo comunicativo tra lo scrittore e il lettore, il corpo. Le sensazioni che attraversano tempestivamente e la visione di ciò che abbiamo attorno vista dall’interno, con gli occhi dell’inconscio.

Questa è stata la storia della tua vita. Ogni volta che arrivi a un bivio il tuo corpo cede, perché il tuo corpo ha sempre saputo quello che la tua mente non sa, e benché scelga di cedere, sia per mononucleosi o per gastrite o per attacchi di panico, il tuo corpo ha sempre sostenuto in gran parte il peso delle tue paure e delle tue battaglie interiori, incassando i colpi a cui la tua mente non vuole o non può reggere.

L’incantevole, travolgente e matura analisi di un uomo di sessantotto anni trova la grazia nell’inaspettato. Senza svelare nulla precocemente, il conforto dei suoi pensieri diventa un viaggio interiore infinito. Un infinito sicuramente lontano da quello di Kundera, ma pressoché vicino in quanto la necessità di attenuare la vista porta a riaccendere i sensi trascurati di cui Paul ci parla.

Andreea Nedelcu

About The Author

Andreea Nedelcu
Fondatrice

Fondatrice dell’Uragano Elettrico, studentessa di Filosofia all’Università Sapienza di Roma. La custode di una voce fuori campo, di una fotografia mai scattata e di una poesia incompleta. Colma di immagini, cerca la sua casa altrove. Kyoto sarà il suo rifugio, probabilmente momentaneo, la penna sarà il suo scudo e il foglio il cuscino su cui poserà il capo prima di cadere nella profondità della sua anima.

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