Oltre l’obiettivo – David Seymour, il fotografo degli innocenti

David Seymour – o meglio Chim – è una delle pietre miliari della fotografia contemporanea. Fondatore della cooperativa fotografica Magnum, ha documentato con il suo occhio innovativo le grandi e catastrofiche conseguenze della Guerra civile spagnola e della Seconda guerra mondiale.

“Dobbiamo dirlo ora, spargere notizia, mostrare facce affamate, terre devastate, qualsiasi cosa da cui coloro che se ne stanno comodi possano essere leggermente mossi”

David Szymin si dimostra da subito un giovane promettente. Nato a Varsavia nel 1911, si diploma a Lipsia in Arti grafiche per poi proseguire i suoi studi alla Sorbonne di Parigi, laureandosi in fisica e chimica. Per contribuire al sostentamento della famiglia, nel 1933 inizia a lavorare presso l’agenzia fotografica RAP, fondata dall’amico David Rappaport. Seppur David non avesse nessuna esperienza nel campo, prendere in mano una macchina fotografica risulta per lui un gesto intimamente spontaneo. La semplicità e la chiarezza dei suoi scatti viene apprezzata immediatamente: inizia a pubblicare i suoi lavori per la rivista Regards sotto lo pseudonimo Chim – pronunciato scim – che richiama e allo stesso tempo semplifica il suo vero nome. A Parigi trascorre gli anni più spensierati, tra caffè e nuove vicissitudini. Scrive alla sorella: “Sto conoscendo Parigi. Sto diventando parte di essa”. Conosce i due fotografi Robert Capa e Henri Cartier-Bresson con i quali inizia una duratura e profonda amicizia.

Fotoreporter durante la guerra civile spagnola

Chim non fu mai un appassionato foto-reporter di guerra. Nonostante ciò,  come prima esperienza, è inviato come corrispondente di Regards per documentare la Guerra civile spagnola nel 1936. I tentativi risultano eccellenti, ma Chim non è fatto per non far tremare la mano sul campo di battaglia; preferisce ritrarre il volto di coloro che il conflitto lo subiscono, direttamente o indirettamente, nelle città, tra le macerie, mentre provano in tutti i modi a tenere in vita quel briciolo di umanità rimasta, cercando di continuare una quotidianità ormai distrutta. Nei suoi scatti si percepisce la forza e al contempo lo smarrimento che una catastrofe si trascina dietro travolgendo ogni esistenza: donne esauste che lavorano in fabbriche belliche, bambini che giocano tra le macerie, soldati che si rifocillano prima del combattimento. Strappa ad una realtà di dolore e devastazione frammenti per ricordare che ancora, nonostante le bombe e gli spari, la dignità non può essere totalmente sepolta.

Al termine del conflitto, segue passo passo l’esodo dei Repubblicani in Messico per poi stanziarsi a New York. Da questa dimensione lontana dal sangue versato in Europa, segue le vicende della Seconda guerra mondiale – al contrario del suo amico Capa, che partecipa attivamente al conflitto come foto-reporter. Fonda un business di foto-finishing, Leco. Diventa cittadino naturalizzato americano e cambia il suo nome in Seymour per sfuggire alle persecuzioni. Tutta la famiglia sua famiglia, di origine ebrea, viene uccisa nei campi di concentramento.

Children of Europe

Nel 1948 arriva la grande occasione. David viene incaricato per conto dell’UNICEF di documentare gli effetti della Guerra in tutta Europa – con attenzione particolare alla dimensione infantile – e di collaborare con la NATO per migliorare le condizioni dei superstiti. Viaggia instancabilmente per 12 settimane, si reca in Polonia, Ungheria, Austria, Italia e Grecia. Tutto il materiale viene pubblicato nella raccolta“Children of Europe” (1939). Gli scatti di Seymour, crudi quanto commoventi, ritraggono in pieno le disastrose e incontrollate conseguenze su vittime innocenti: i bambini. Senza colpa alcuna, senza nessuna responsabilità né coinvolgimento, quelle giovani vite sono compromesse per sempre dalla violenza della storia. L’obiettivo di David è proprio quello di non farci chiudere gli occhi davanti a queste immagini, se non per scrutarci dentro in un attimo di individuale vergogna, come per chiedere scusa.

A Varsavia, in una casa di riabilitazione per bambini con disturbi mentali, Seymour incontra Terezka. I suoi genitori sono stati uccisi nel ghetto nel 42. Lei ha vissuto la sua infanzia in un campo di concentramento. Alla domanda “puoi disegnare la tua casa?” Terezka inizia a tracciare caotiche linee sulla tela. David la immortala in un attimo di ordinaria follia, con gli occhi spenti nel vuoto, assenti eppure così attenti, sgranati, quasi avesse ancora impressi sulla retina i ricordi dell’inferno. In Italia, a Napoli, fotografa Angela, una minuscola creatura dagli occhi neri. È in un bar, vicino a due uomini, due militari. Non è lì ferma per curiosità o per gioco, è lì ferma con il suo sguardo di implorazione per vendere loro delle sigarette di contrabbando. A Roma, in una scuola per bambini che hanno subito traumi permanenti causati dall’esplosione di bombe, David ritrae un bambino cieco, ora senza braccia, che impara a leggere con le labbra, regalandoci un’immagine di straziante verità.

Gli anni della Magnum

Torna a Parigi per un breve periodo, dove fonda con i vecchi amici Henri Cartier-Bresson e Robert Capa l’agenzia per fotografi indipendenti Magnum. “Stiamo cercando di organizzare una sorta di associazione di fotografi dalla mente rivoluzionaria”, scrive alla sorella, e così effettivamente è stato. Magnum riscuote grande successo e vede subito aggiungersi nuovi membri, avendo una grande risonanza internazionale. Magnum è tutt’oggi uno dei punti di riferimento più prestigiosi in campo fotografico.

Seymour decide di stanziarsi definitivamente a Roma, concentrandosi in particolare sulle antiche tradizioni religiose italiane e prestandosi a ritratti di personaggi famosi. Si trasferisce poi per un breve periodo ad Israele, per testimoniare la difficile nascita dello Stato a cui lui stesso, da ebreo, guardava con entusiasmante felicità come simbolico risarcimento delle sofferenze inflitte al suo popolo. Nel 1954, alla morte di Robert Capa in Vietnam, subentra come leader della Magnum.

Nel 1956, nonostante avesse scelto di non occuparsi più di guerra, parte per Port-Said, in Egitto, occupandosi della Crisi del canale di Suez. I colleghi della Magnum lo incoraggiano vivamente a non partecipare, ma Seymour risponde che, se l’organizzazione aveva intenzione documentare i maggiori avvenimenti mondiali, era necessario che lui andasse. Fu purtroppo un passo falso: il 10 novembre, avendo assistito insieme al giornalista Jean Roy ad uno scambio di prigionieri, la jeep su cui viaggiava fu presa d’assalto dagli spari. Muore giovane un’altra pietra miliare della fotografia contemporanea.

Il fotografo degli innocenti

Per quanto i suoi scatti testimonino la crudeltà e l’insensatezza della guerra e delle sue conseguenze incalcolabili e inestimabili, dalle sue storie scaturisce un sentimento di timida speranza. È uno sguardo del tutto innovativo, è l’attitudine di chi non ha perso ancora del tutto la fiducia, ma rivede – soprattutto nei bambini e nella loro ingenua forza – la possibilità di una rinascita. Bambini tra le macerie – che giocano; un bambino in una smorfia di stanchezza e curiosità – che ancora tiene stretta la sua bambola; bambini mutilati – che imparano a scrivere. È questa la carica espressiva di Seymour: una tenerezza e un’osservazione che va al di là, che coglie quotidianità e speranza anche dove queste sono state completamente distrutte. È un grido di salvezza per il mondo: la prova che, in futuro, si potrà ripartire da quel nascosto buono che c’è.

Fonti

Children of Europe
Magnum photos
National Gallery of Art

Arianna Desideri

About The Author

Arianna Desideri

Fondatrice di Uragano elettrico, 21 anni, studentessa di Storia dell’Arte all’Università Sapienza (Roma). Crede ancora nella potenza dell’arte e della scrittura nell’era digitale. Il Museo d’Orsay di Parigi è la sua futura casa, Virginia Woolf, Van Gogh e Pirandello sono la sua famiglia.

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