Solitamente non sono avvezza nello scrivere con uno spiccato carattere autoreferenziale, ma in questo caso ritengo sia necessario partire dalla mia piccola esperienza per introdurvi in un tema che mi preme qui trattare, un tema che dovrebbe essere caro all’umanità e, soprattutto, a noi Italiani.

Frequento l’Università Sapienza di Roma, facoltà di Storia dell’Arte. Ho sempre avuto una predilezione a captare l’arte attorno a me, ma questi pochi mesi di corso mi hanno insegnato quanto mai sia difficile – ma quanto sia estremamente proficuo e straordinario – allenare l’occhio alla Bellezza. È un procedimento arduo quanto spontaneo, in verità, un gioco che ognuno di noi può attuare per comprendere meglio la magnificenza del patrimonio e dei nascosti capolavori che, solo camminando per Roma, si possono scorgere senza il minimo sforzo.

Siamo circondati dalla Bellezza. L’Italia è per eccellenza il Paese della Bellezza. Ma non siamo educati ad osservarla. Diamo quasi per assodato che il Colosseo resti in piedi, che il Pantheon sia sempre lì ad accoglierci con la sua magia, che la Fontana di Trevi ci inebri con la sua monumentalità. Ma quante volte ci fermiamo davanti a quest’eredità che il mondo ci ha lasciato, a questo privilegio che abbiamo nello scorgere ancora, dopo secoli, queste testimonianze di vita, e quanto realizziamo coscientemente la fortuna che ci è stata concessa? Sembra che ormai l’Arte sia un bagaglio di quei pochi appassionati che il sabato pomeriggio si recano nei luoghi storici o alle mostre, di quei pochi che ancora la studiano e la ritengono un qualcosa di imprescindibile per la propria esistenza; ma non è così. L’Arte è un patrimonio universale che appartiene ai nostri antenati, a noi tutti presenti e alle generazioni che verranno; è un alfabeto decifrabile per chi vuole leggerlo e sarà così fino alla fine dei tempi. Si dice generalmente che l’arte sia “eterna”, ma vorrei dire ad alta voce che è eterna finché qualcuno ancora se ne prende cura. E non sono solo i restauratori e gli studiosi o gli appassionati come me a doverla custodire, ma l’intero corpo cittadino, l’intera comunità, perché il nostro patrimonio è un dono che abbiamo ricevuto e che, se conservato, consegneremo a chi verrà dopo di noi. Bisogna quindi imparare a entrare in contatto con questa Bellezza, una Bellezza che è insita nel nostro DNA di Italiani ma di cui spesso ci dimentichiamo in preda ad occupazioni che appaiono di un’urgenza maggiore.

Credo anche che il nostro essere poco educati alla Bellezza derivi dalla concezione che noi contemporanei abbiamo della nostra vita e del nostro tempo. L’uomo contemporaneo fugge, scappa, in metro, in macchina, in treno, andando da un luogo all’altro, senza sosta, correndo contro i secondi. L’Arte si muove in una direzione diametralmente opposta: ci chiede di fermarci, di respirare profondamente, di capire ma, soprattutto, di sentire lo spirito di un’eredità che è immobile,  di godersi a pieno quella staticità che finisce poi per evolvere in noi e muoversi secondo la nostra intimità. L’Arte è ormai sentita come un peso, come un capitolo noioso sui libri di scuola: voglio dirvi che l’Arte è molto di più, è un dialogo con se stessi attraverso delle grandi menti che nei secoli hanno colto lo stesso desiderio di appartenere al mondo. Mettersi in contatto empatico con l’opera d’arte significa dunque ricreare un filo nel tempo che ti permette di capire che non sei solo, piccolo umano, ma che prima di te qualcuno ha avuto lo stesso bisogno di esprimersi e di vivere secondo la Bellezza. Dico sempre che

L’Arte, pur non essendo necessaria, è necessaria

Infatti anche l’homo più primitivo, insieme al bisogno di cacciare e di sopravvivere, ha avuto l’istinto di documentare il proprio passaggio attraverso dei segni pitturati o incisi nelle caverne. Mi chiedo, allora, come si può non captare questa forza?

Per questo vi esorto e, utopicamente, esorto l’Italia intera a rimettersi in contatto con l’Arte. Provate ad entrare in un museo, a scegliere l’opera che più vi attrae e ad osservarla a lungo, coglierne i particolari, l’anima, a cercare di capire cosa l’autore voleva far trapelare da quelle pennellate, da quella scalpellatura nel marmo: comprenderete che, mentre state facendo questo esercizio, l’Arte vi ridarà indietro la vostra intimità. Si capisce molto di se stessi e della propria civiltà semplicemente osservando: parliamo e ascoltiamo, ma guardiamo sempre meno.

La Bellezza genera altra Bellezza e noi, in qualità di Italiani ma anche in qualità di uomini dotati di mente e spirito, non possiamo esimerci dal contemplarla. Abbiamo un dovere verso chi ci ha donato la Bellezza e un compito nel tramandarla a chi verrà: far sì che, attraverso noi, l’Arte possa vivere ancora ed essere, come tutti sostengono, “eterna”.

Arianna Desideri

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Arianna Desideri

Fondatrice di Uragano elettrico, 21 anni, studentessa di Storia dell’Arte all’Università Sapienza (Roma). Crede ancora nella potenza dell’arte e della scrittura nell’era digitale. Il Museo d’Orsay di Parigi è la sua futura casa, Virginia Woolf, Van Gogh e Pirandello sono la sua famiglia.

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2 Responses

  1. Andrea Bellaroto

    Ciao Arianna.
    Io sono Andrea, studio lettere alla Sapienza e anch’io seguo le lezioni di storia dell’arte del prof. Curzi, che mi stanno davvero appassionando.
    Anche a me piange il cuore nel vedere quanta poca considerazione dell’arte si abbia nel nostro paese, quanta poca cura e spazio gli si riservi e in definitiva quanto poco si studi e si conosca il nostro patrimonio artistico. Basti pensare a quante poche ore gli vengano dedicate nei licei e a quanto superficialmente spesso la si studi. Non siamo educati minimamente all’arte, a cogliere la bellezza ma soprattutto non siamo educati a entrare in rapporto con l’opera d’arte. Su questo sono d’accordo con te ma credo che il discorso sia anche più ampio: una giusta conoscenza e un’adeguata contemplazione possono avere anche risultati positivi (come dici tu sul fatto del fermarsi ad osservare/osservarsi) ma a volte non basta. Anche molti ufficiali nazisti leggevano Goethe e ascoltavano Bach ma questo non gli impediva di compiere poi gli eccidi più mostruosi. La contemplazione è necessaria ma a volte non basta.
    Come si può liberare tutto il potere “terapeutico” dell’arte? Come può aiutarci veramente ad essere uomini migliori? Come possiamo fare a lasciarci penetrare profondamente dal messaggio che cerca di trasmetterci?
    Qui la conoscenza e la contemplazione sono il primo passo verso una cura integrale dell’uomo, che deve avvenire però su più livelli (anche spirituale, psicologico…) se ci si vuole veramente curare dalla schizofrenia di cui parli.
    Anch’io attribuisco all’arte e alla poesia un valore fondamentale e penso che possano veramente renderci persone migliori ma liberare questa potenzialità “umanizzante” non è affatto cosa semplice. Bisogna riscoprire le pratiche della contemplazione ma anche creare luoghi dove praticarla, creare spazi in cui si possa sperimentare realmente quello che tu dici. Bisogna creare gruppi in cui si possa fare esperienza di questa rigenerazione e condividerla con gli altri. Bisogna insomma trovare un metodo per fare sì che l’arte liberi veramente il suo potenziale e trasformi le nostre vite.
    Questo secondo me deve essere il vero compito della nostra generazione, altrimenti rischieremmo forse di essere un pò autoreferenziali.

    Detto ciò, sono completamente d’accordo con quanto scrivi, volevo solo aggiungere questa piccola riflessione 🙂

    Andrea

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  2. Arianna Desideri
    Arianna Desideri

    Ciao Andrea. Innanzitutto grazie per aver commentato, creare un confronto era proprio l’obiettivo della lettera aperta.
    Hai perfettamente ragione . Il fatto che non vi siano luoghi e spazi per amare l’arte non è la conseguenza del fatto che non siamo educati a percepirla, bensì ne è la causa. Meno punti di aggregazione e meno condivisione portano indubbiamente l’ingente maggioranza a disinteressarsi. Ciò che vorrei ribadire con questa lettera è che, nonostante tutto, nonostante i pochi luoghi in cui è possibile acquisire la Bellezza nella sua intima essenza, l’Arte è un qualcosa che abbiamo dentro a prescindere, senza lezioni né congetture, perché è un veicolo spontaneo dell’emozione. Si tratta solo di accogliere la Bellezza e lasciare che ci influenzi. Poi, ovviamente, per non incappare negli errori che tu stesso giustamente sottolineavi, come una cattiva interpretazione secondo idee fuorvianti, bisogna essere educati ad osservare.

    E proprio questo vorrei chiedere: Come possiamo noi, noi generazione a cui tutto questo andrà in mano – o lo è già, creare quei luoghi e quelle occasioni per far apprezzare l’Arte? Come poter sradicare la diffusa concezione che l’Arte sia una occupazione secondaria a stretto interesse dei pochi?
    Io cerco di farlo attraverso la mia piccola possibilità, ovvero questo progetto, Uragano elettrico.

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