Artisti dimenticati – Romaine Brooks

Robert de Montesquiou la definì “ladra di anime” e qual meglio descrizione può connotare una donna che seppe entrare nei desideri, interpretare e dare forma alle intime volontà dei soggetti. Romaine Brooks fece della sua arte la rivelazione dell’individuo libero, in tempi che a denti stretti e con un ghigno di sospetto permettevano alle donne libertà intellettuale e sessuale.

Le donne di Romaine Brooks hanno l’eleganza della fragilità e la solidità della consapevolezza di se stesse. La loro bellezza androgina è una convivenza quieta tra forza e dolcezza.

Suo marito, John Ellingham Brooks – anch’egli bisessuale come la pittrice – si scandalizzò quando Romaine si tagliò i capelli corti e acquistò abiti da uomo. Una donna vittima della sua vita – da bambina fu abbandonata dal padre, la madre si occupò solamente del fratello malato, subì numerosissimi trasferimenti in giro per l’Europa e non solo – una donna martire, come lei stessa si definì, che prese in mano le forbici e il pennello e fu autrice della sua liberazione.

Le tele dai toni grigi, freddi sono specchio di un’anima malinconica, solitaria, che amava circondarsi di pochi compagni. Ebbe una profonda amicizia con il “vate” Gabriele D’Annunzio, una relazione di oltre cinquanta anni  con Natalie Barney, ritratta ne “l’Amazzone” (1920) – quasi che, riferendosi alla mitologica figura di donna guerriera, volesse alludere alla natura della sua amante. La sua più grande musa fu Ida Rubinstein, una ballerina russa, il cui volto ricorre come sagoma incessante nei soggetti di Romaine. Dipinse “La primavera” (1912) traendo dal suo bianco viso un’inedita tenerezza triste e delicata e, anche in seguito alla rottura del loro rapporto, al momento di ritratte le fattezze de “La Venere triste” (1923) il ricordo della bellezza androgina di Ida tornò a brillare nella sua melanconia.

Romaine Brooks morì a 96 anni, nel 1970. Attraversò le grandi avanguardie pittoriche del Novecento senza trasformazioni: il suo sguardo era fisso su quella linea dolce, sul segreto dell’intimità e sui toni grigi come simbolo di un tempo interiore. Dopo il 1925 dipinse raramente, forse che avesse perso l’ingenuità dei gesti, con gli orrori della guerra, per descrivere una bellezza eterea.

 Arianna Desideri

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Arianna Desideri

Laureata in Storia dell’arte all’Università di Roma "La Sapienza" con una tesi dal titolo "Le pratiche artistiche nello spazio urbano. Roma negli anni Settanta". Fondatrice di Uragano elettrico, gestisce anche un profilo Instagram per la divulgazione dell'arte contemporanea. / email: angiedesideri@gmail.com / IG: @la.flaneuresse

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