Ci sono sere in cui mi sembra di non vivere abbastanza. Sere in cui mi sembra di non capire abbastanza, di non amare, piangere, ridere, leggere, scrivere abbastanza. Ci sono sere in cui penso ai sorrisi non fatti, le parole non dette, i baci non dati, il tempo trascorso, la vita che mi sembra di aver perso. In una di queste sere ho scritto a Iacopo Melio, perché mi sembra, alle volte, leggendo le sue parole, che lui possa scoppiare di vita, nonostante le difficoltà, le paure, gli ostacoli. Ho pensato a come poter rimediare, a come recuperare questi momenti di vita perduta, e mi è venuta in mente la sua storia, la sua associazione, il suo coraggio.

Iacopo ha ventiquattro anni, vive in una casa con un grande giardino nella campagna vicino Firenze, studia scienze politiche e si sposta su quattro ruote perché, dice, “nato comodo”. Nel 2014 risponde ad un tweet sulla pagina del ministro Carrozza, che aveva usato l’hashtag #ioprendoiltreno per dire quanto fosse magnifico il treno sul quale stava viaggiando, replicando con #vorreiprendereiltreno e spiegando in poche pungenti parole che anche i disabili vorrebbero prendere il treno, ma molto spesso non possono, perché i mezzi non sono quasi mai attrezzati per le loro esigenze. Così Iacopo decide di scrivere un articolo sul suo blog dal titolo “Sono single per forza, non piglio l’autobus!!”, ironico ma allo stesso tempo potente a tal punto da diventare subito virale, e attirare l’attenzione dei media italiani ed esteri. Nell’articolo Iacopo rivolge un appello ai politici italiani, chiede loro di rendere le stazioni, i treni, gli autobus agibili per poter trovare la ragazza dei suoi sogni; perché, si sa, sui mezzi di trasporto si fanno nuove conoscenze, e poi… una storia d’amore che si rispetti deve vedere almeno una volta i due innamorati che si separano disperatamente alla stazione, con tanto di fazzoletti bianchi e corse insensate e istintive dietro la vettura appena partita.

E’ nata così la campagna, poi diventata onlus, che si chiama come il tweet da cui tutto è partito: Vorreiprendereiltreno.

Anche grazie a questo inaspettato successo mediatico oggi Iacopo gestisce due pagine facebook con più di 300000 seguaci, collabora con vari giornali online, partecipa a incontri e conferenze in giro per la Toscana, e continua ovviamente a scrivere per il suo blog e a lottare contro ogni barriera architettonica, sociale, culturale.                     Invio il messaggio e vado a dormire, dubito che mi risponderà, chissà quanto è impegnato e quanti messaggi riceve ogni giorno!                                                                                                                                                                                           La mattina dopo, invece, mi sveglio con una notifica. Il mio messaggio, mi dirà in seguito, ha scalato la classifica, ne ha ancora 112 a cui rispondere. Mi chiede se mi va di farci una chiacchierata al telefono, in modo da poter rispondere alle mie domande, ma tra un impegno universitario e l’altro continuiamo a posticipare. Nel frattempo però parliamo di thè, di Faber, di Hesse, del raffreddore, del sole, de Il Piccolo Principe, del mare, di Tenco, del Tempo, di Wes Anderson, del cioccolato fondente, del vintage, dell’estate, della pizza e di molto altro ancora.
Decido che vale la pena prendereiltreno e passare una mattina a Firenze con lui.                                                      Qualche settimana dopo mi ritrovo su di un autobus arancione diretto all’università di Novoli, dove abbiamo appuntamento. Ho visto tante foto, ascoltato in diretta le sue video conferenze, ma quando lo vedo dietro al bar dalle grandi vetrate temo per un istante di non essere pronta.

Faccio un respiro ed apro la porta.

E’ il sorriso di Iacopo a spazzare via quel timore sciocco, un sorriso tanto grande da invadergli anche gli occhi. Mi saluta con il suo bell’accento toscano: “com’è?” “com’è cosa?” “com’è? Come va?”

Prendiamo il nostro thè preferito e parliamo, parliamo, parliamo. Delle sue paure e delle mie, degli insetti, dei suoi sogni e dei miei, di Dio, di come ci vediamo tra quindici anni, del mio piatto preferito, del suo, del suo esame di statica, di Camilleri, dei cantautori italiani, di Bologna, dell’estate, del futuro.

A Iacopo piacciono il mare, il sole, la maionese, il vinile, l’etnico, la maionese, il vintage, la pizza, la maionese, l’odore della carta in libreria, le lentiggini, la maionese, i girasoli, le piadine, la maionese.                                                               A Iacopo piace ascoltare e raccontare storie, scrivere, leggere, ridere, fotografare, guardare bei film, fare baldoria con gli amici, prendersi un attimo per pensare, con calma, nel suo giardino.                                                                  Iacopo oltre a prendereiltreno vorrebbe andare a vivere da solo a Firenze, la città che ha nel cuore, vorrebbe essere indipendente, vorrebbe dar voce a chi non ce l’ha, vorrebbe avere più tempo per poter rispondere a tutti i messaggi che riceve, per poter andare in giro per l’Italia e parlare dei suoi sogni, per realizzare i mille progetti che si affollano nella sua mente, per leggere tutti i libri che ha sul comodino. Iacopo sogna forte, sogna un mondo senza barriere, senza confini senza ostacoli, sogna di poter girare tranquillamente per la sua Firenze che adesso per i disabili è poco accessibile, sogna un mondo senza fanatici, qualunquisti, razzisti, conservatori, un mondo in cui non ci siano schemi prestabiliti a cui doversi adattare, frasi fatte e luoghi comuni.

Iacopo non beve più caffè, ma prima lo beveva amaro, per poi sciogliere lo zucchero sotto la lingua.
Iacopo si allaccia le scarpe in un modo strano, ancora non ho ben capito come.
Iacopo non grattugia il parmigiano sulla pasta, lo mangia a pezzetti, a parte.
Iacopo ha paura delle lenti a contatto.
Iacopo non hai mai preso l’aereo.
Iacopo ha delle gambe che non funzionano come dovrebbero ma ha la mente aperta e il cuore pronto.
Iacopo ha le spalle strette ma ha una forza di volontà che gli permetterebbe di scalare una montagna.

E anche se ha le gambe che non funzionano come dovrebbero e le spalle strette, anche se perfino io che non sono certo forzuta potrei sollevarlo senza fatica, Iacopo non è la sua sedia a rotelle, come io non sono i miei occhiali da vista. Iacopo sottolinea sempre che nessuno è disabile, ma lo diventa nel momento in cui non ha le stesse opportunità degli altri e che anzi una carrozzina o un bastone possono essere un’occasione per vedere il mondo da un’altra prospettiva.

Iacopo osserva il mondo con curiosità e attenzione, con occhi che non hanno paura di fissarsi anche su tutto ciò che non va; e anche se di cose che non vanno ce ne sono tante, Iacopo si innamora almeno dieci volte al giorno di donne, uomini, bambini, sguardi, sorrisi, paesaggi, canzoni, profumi, ricordi, ideali, di quei piccoli piaceri che vi ho provato a raccontare.

Guardo la campagna toscana scorrere via rapida fuori dal finestrino del treno.

Ci si sono sere, rare, in cui mi sembra di aver respirato la vita a pieni polmoni, di non aver perso neanche un secondo, di aver assorbito tutto il possibile dalle occasioni che mi si sono presentate davanti. Sere in cui mi sembra di aver capito, amato, pianto, riso, letto, scritto il più possibile.                                                                                                Ci sono sere in cui penso di non poter contenere tutta la vita che mi danza dentro.
E questa è una di quelle sere.

Marta Viazzoli

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Marta Viazzoli

Diciannove anni, studentessa di lingue, legge per sopravvivere e fotografa per non dimenticare. Curiosa, testarda e precisa cerca la verità con occhi impertinenti e mai stanchi. Si circonda di parole, ma apprezza il silenzio, ama il thé, le pozzanghere, i romanzi epistolari, i film francesi e le bolle di sapone. Ammira chi va in direzione contraria e chi sa tornare bambino. Spera che possiate leggervi tra le sue righe.

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