Grande successo giovedì 8 giugno per il vernissage di “Oltre lo specchio”, mostra personale di Stefano Sesti su iniziativa di MICRO, a cura di Paola Valori, in esposizione fino al 18 giugno 2017.  Lo Spazio Porta Mazzini si è animato di personalità del mondo artistico quali il maestro Ennio Calabria, che ha contribuito con un intervento critico in catalogo, il noto collezionista d’arte Ugo Corvino, Mirko Pagliacci e consorte, lo scultore Ernesto Lamagna e figure giornalistiche come Giovanni Anversa (Rai) e Alessia Latini (Paese Roma). Indispensabile anche l’apporto di sponsor quali l’Associazione Michele Valori, l’AIOT (Associazione italiana oncologia toracica) e Casale del Giglio, che ha guidato l’esperienza sensoriale del vernissage presentando sette etichette dalla sua collezione di vini.

L’occhio di MICRO è rivolto alla ricerca di un’arte eclettica, proiettata nel futuro, proponendosi come luogo aperto, promotore di storie emergenti oltre i confini disciplinari, tra tradizione e innovazione. L’incontro con l’anima di Stefano Sesti è, in quest’ottica, una perfetta simbiosi: un artista a tutto tondo, che mette alla prova se stesso attraverso ogni forma di espressione, che sperimenta il proprio sentire tramite la pittura, la poesia, la fotografia, il teatro, ritenendo impossibile tracciare una precisa linea di demarcazione tra le arti quando ciò a cui si tende è “un breve frammento di immortalità”Paola Valori, curatrice della mostra, definisce le 27 opere esposte “un gioioso rompicapo di cui si tenta di decifrare il rebus che si trova dietro all’elemento fantastico”. All’osservatore spetta dunque la divertente sfida di frammentare gli indizi, cercando il significato dietro i singoli addendi, e di guardarli alla luce della complementarità, dell’unità del risultato creativo.

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Secondo il giudizio di Paola Valori, la pratica dell’artista è quella di ricercare “la verità del colore come essenza finale”, aspetto su cui si concentra anche l’intervento in catalogo di Raul Wittenberg. “Sesti parla con il colore”, afferma, soprattutto con quel rosso e quel nero che, lo stesso artista, confida alla curatrice di aver ritrovato sin da piccolo nei suoi quaderni, simboli di orientamento politico negli anni di piombo, emblemi di sangue e di lutto – aggiungeremmo noi,  prova dell’influenza di Mirò – ma a cui non affida un particolare significato, bensì l’idea di una “memoria storica che vive nel tempo e va oltre lo spazio dentro ogni individuo segnando una appartenenza”. Non a caso, infatti, le opere esposte hanno titoli che rimandano alle attività ancestrali dell’uomo – “Gioco”, “Matrimonio”, “L’uomo e il sole”, “Ritratti” – rispecchiando la volontà di scoprire, attraverso la pittura, proprio quella “memoria storica dell’umanità”. Le sue sfere di smalto sono incastonate dentro spazi vuoti – una tabula rasa entro cui fa irruzione un passato inconscio e forse mai consumato – e dialogano a distanza con sagome quasi evanescenti che protraggono filamenti verso un’unità irraggiungibile; forme che mai si toccano, dunque un gioco a distanza, e che, quando si incontrano, si scontrano per sovrapporsi in strati di colore come una lotta, come ricordi che alimentano l’emozione di ogni azione presente e solcano la strada di quelle future. Una ricerca incentrata sull’io nella sua dimensione cosmica,  nel suo potersi spingere “oltre lo specchio”, nel fluire di un tempo non umano che sfugge le classificazioni di passato-presente-futuro. Una poetica dinamica del perdersi nella “dimensione gestuale della pittura” – l’Action painting è indubbiamente il suo riferimento – che lo guida verso quelle azioni primitive bramate e all’evocazione di una vita mai vissuta. Sotto questo segno potremmo così interpretare anche i suoi décollages – ispirati ai celebri di Mimmo Rotella –  altro ingente contributo della mostra. Fotografie e manifesti come orme di esistenza e di memoria estratte, strappate al fluire della storia, decontestualizzate per elevarle a tracce di quell’assoluto sentire, marcate poi dal gesto vibrante dell’artista che alimenta il passato spento e irraggiungibile con un nuovo processo creativo che dialoga con l’avvenire.

“In ogni quadro esiste una poesia e dentro ogni poesia esiste un pensiero passionale ed in ogni passione c’è la voglia e l’energia della vita”

PROSSIMI APPUNTAMENTI – Lo Spazio Porta Mazzini e MICRO vi aspettano in compagnia dell’artista e di Ugo Borgonzoni martedì 13 giugno in occasione della presentazione del libro “Codice Inverso” di Francesca Nardi. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 18 giugno 2017 con ingresso libero negli orari 10:30-13.00  e 15:00-18:00 presso gli spazi di Viale Mazzini, 1.

Arianna Desideri

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