MICRO riapre la sua stagione con la mostra “L’utopia della mente stellare”, un dialogo intenso tra l’artista Emanuele Parmegiani e la curatrice Paola Valori. Nasce un percorso carico di suggestioni, un viaggio al confine tra arte e realtà che si interroga sul significato e sulle intersezioni di questi due cardini in movimento e che spinge l’osservatore ad unirsi alla profonda ricerca.  Inaugurata il 21 settembre presso Spazio Porta Mazzini alla presenza di illustri personalità artistiche romane, l’esposizione resterà in loco fino al 30 settembre 2017.

L’uragano di Bellezza non solo è originato dalla raffinatezza delle opere di Parmegiani – che, nonostante risentano degli echi delle esperienze di Basquiat, Mirò e Capogrossi nonché dei vividi colori della Street art, si declinano in un modus espressionista del tutto personale di pieni e vuoti, macchie, tratti e pulviscolari forme disegnate – ma esplode e travolge alla luce dell’estrema sensibilità dell’artista: un’anima che indaga, vive e riflette sul valore dell’arte nell’esistenza umana. Come confessa lui stesso,

“Quando si dipinge si vive di pittura. […] Quando i colori si scontrano con la realtà, si comincia a vivere dei tratti che si è creati dentro lo studio. Anche per questo la scelta di usare i colori è sempre un gesto di ribellione emotiva, perché di colore è fatta la situazione che ci circonda”

La realtà entra nel mondo della creazione artistica in termini rivoluzionari per l’individuo che la percepisce, assume i tratti della mente che sa coglierli come segni e messaggi di qualcosa di perduto, vissuto o catturato. Sulla tela le presenze e le assenze rivivono nella mano, nel pennello, quindi nel corpo e nella mente perché “il diletto nascosto dell’arte è ridare alla vita, ridare al dolore un senso, molto più vero, realistico, umano, universale di quello che gli si dà nella inconsapevole vita quotidiana di tutti i giorni”. Immaginiamo così Emanuele camminare per le periferie urbane, inglobare e digerire esperienze, incontri, suoni e colori per restituirli all’arte come memoria istantanea attraverso il gesto, chiave imprescindibile per trasformare l’immanente in una forza vitale rivelata. Da questo modus operandi così intimo e necessario percepiamo che il personale iter svolto assume i tratti di “un’autoconfessione del sé provvisorio ma profondo e radicato” che resta impressa nelle sue opere – che non possono, così,  non risultare uno specchio della sua sensibilità ed intelligenza emotiva nell’indagare.

“L’utopia della mente stellare” fa parte di questo percorso intimo come tappa fondamentale di riflessione tra creazione cosmica e creazione artistica. Un parallelismo tutto da testare nella ricerca dell’”uomo stellare” nascosto in ognuno di noi, di quell’energia che ricorda il (non)vissuto sperimentandolo attraverso un “alfabeto primitivo”, come lo definisce la curatrice Paola Valori, e che lo porta alla luce attraverso il segno-archetipo; di quell’anima che anela ad una simbiosi con gli astri, il cosmo e l’universo, con quelle stelle che nella nostra cultura si caricano di significati stratificati: di un desiderio ispirato dall’alto (dal latino, non a caso, de-siderus = dalle stelle) e della speranza di poter rovesciare quella prospettiva, di potersi porre dunque al di sopra, per poter cogliere la realtà come un esterno osservatore partecipanteun’utopia. Immergendosi nelle opere in mostra, in particolare nella serie “Animali spaziali”, si è colti dalla sensazione di guardare un’umanità pulviscolare dall’oblò di un aereo o persino di un’astronave: una “Folla” – opera non a caso inserita nel percorso espositivo – che si osserva dall’alto come l’uomo osserva un formicaio, che brulica e si muove caotica ma che resta inglobata in macro-forme definibili da lontano. Come se, sulla tela bianca, improvvisamente fosse esploso un Big Bang artistico che conferisce vita agli infinitesimi esseri e scarabocchi nel quadro della creazione – spirali, occhi, macchie, puntini, cerchi concentrici e contaminazioni di immagini istantanee poi subito disciolte. È la visione di un uomo che si dissolve, che perde la sua materia univoca e compatta di fronte ad un universo stellare, che si “scompone”, ma che, nella cornice di un disegno cosmico, si abbandona al flusso universale non per annullarsi ma per rivelarsi autentico.

“Dove trovo l’amore, io mi staziono e permango e prendono vita le mie opere”

La mostra resterà aperta, a titolo gratuito, tutti i giorni dalle 10 alle 18 presso gli spazi di viale Mazzini 1, fino al 30 settembre 2017.

Arianna Desideri

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