#1 / Annotazioni intorno a KS, the man who smiled too much.

Nel mese di maggio al MACRO Asilo (Roma) si sviluppa KS, the man who smiled too much, un progetto ideato dall’artista Pasquale Polidori che ha come fuoco prospettico la figura di Kurt Schwitters. Il programma è articolato in due momenti, che finiscono per intersecarsi ed essere reciprocamente funzionali: il primo, Materiali progressivi per la drammaturgia di KS, è un laboratorio di lettura e conversazione in cui discutere e operativamente approfondire, in una dimensione collettiva, i temi-guida del progetto; il secondo, dal titolo KS, the man who smiled too much, è una lezione-concerto che avrà luogo il 2 giugno presso la Sala della quadreria, a cui prenderanno parte Steve Natterstad (pianoforte), Pasquale Polidori (narrazione) Tianyi Xu (azione scenica), con la presentazione di Francesca Gallo.
Il laboratorio, aperto a un numero ristretto di partecipanti, presenta un carattere estensivo sia al livello temporale che spaziale, in quanto da una parte si articola in tre appuntamenti settimanali per tutto il mese di maggio (martedì, mercoledì e giovedì) e dall’altra ammette l’espansione e l’occupazione degli spazi dell’Ambiente #2 da parte dei materiali documentari, che si moltiplicano al procedere del calendario e del lavoro. L’allestimento, quindi, definito da Polidori “progressivo”, è modulato, cresce e si sviluppa secondo i ritmi del progetto, rispecchiando la natura dinamica e interattiva della dimensione laboratoriale.

La partecipazione al primo atto, nonché la piccola attività di assistenza all’artista durante il percorso, sono i presupposti da cui scaturisce la volontà di scrivere delle modeste Annotazioni, ovvero dei commentari a cadenza settimanale riguardo le esperienze appena sperimentate. Elaborate relativamente a caldo, le Annotazioni non presentano una vocazione analitica o critica — destinata invece a un bilancio ragionato conclusivo —configurandosi dunque come un insieme riflessioni aperte e di frammenti in corso d’opera, in linea con il carattere dell’intera impostazione. Il titolo Annotazioni, infatti, fa riferimento alle brevi frasi enunciative appuntate sul taccuino nelle giornate di laboratorio — presenti all’inizio di ogni articolo — che emergono come luci intermittenti a ricordare temi, sensazioni e stralci di esperienza in relazione al nostro sguardo su Kurt Schwitters.

LABORATORIO #1
7, 8, 9 maggio 2019

/ Ready-made /Attenzione religiosa / Orinatoio fantasma / Ridare corpo / Erotismo come mancanza / Erotismo come malinconia / Il rosario e la mosca / Accerchiamento del vuoto / Divinità fantasma / Elemento materiale che incontra la morte / Traduttore automatico / Togliere il veleno dalle cose / Astrazione della frase minima / Scala per il Paradiso (Stairway to Paradise) / Fusione opera-fantasma / Circondare il fantasma d’amore / Recuperare le stupidaggini della vita / Sorriso come disponibilità al mondo / Toccare la storia dell’arte e allontanarsene / Legame storico-sentimentale / Intima costruzione di significati / Avanzare a ritroso / Frammento di rosario / Annodare i fili / Intrecciare i fili / Comporre una trama /Litanie / Malinconia / Allegoria /

Alla restituzione delle attività laboratoriali della prima settimana è necessario anteporre una breve premessa riguardo i presupposti teorici e operativi, al fine di consentire una migliore comprensione del fil rouge che le ha guidate, nonché per iniziare a ragionare sul punto focale del progetto, ovvero il sorriso di Kurt Schwitters e le conseguenti riflessioni di Pasquale Polidori[1].
L’input che ha originato l’innamoramento in Polidori è infatti il magnetismo che si sprigiona dal sorriso di Kurt Schwitters nella serie di fotografie che Genia Jonas gli scattò nel 1926, dove l’artista assume una spontanea  — forse inesistente — posa che lo avvicina alla figura di un “rappresentante di commercio” e lo proietta al di fuori dell’ortodossia dell’Avanguardia[2]. L’attrazione erotica — nel senso di: simbiotica, empatica, totalizzante — scaturita dalla ‘simpatia’ dà vita all’ipotesi di una storia dell’arte costellata da legami e reinterpretazioni su un piano intimo e sentimentale. Il modus operandi tipico dello storico, ovvero la ricerca critica tra documenti e materiali d’archivio, è spinto ora in direzione di un’aperta dialettica, verso una narrazione più ampia e personale che si lascia plasmare secondo significati soggettivi e affettivi, inciampando in una sorta di innamoramento[3].
Tale condizione arriva a confrontarsi necessariamente con una constatazione di vuoto, cioè l’impossibilità di toccare il corpo dell’artista e di comprendere il significato intrinseco dell’opera contemporanea. Polidori rielabora infatti le teorie di Boris Groys riguardo lo sdoppiamento del corpo dell’artista post-duchampiano, diviso tra quello storico — biografico, mortale, destinato alla dissoluzione e all’inconoscibilità — e quello linguistico — trans-storico e immortale, che si presenta come un ready-made aperto a rielaborazioni infinite e a discorsi intorno-su-riguardo ad esso[4]. Il bisogno di un’interiorizzazione al livello storico-sentimentale, quindi, mirerebbe a colmare il gap della sottrazione, evocando un fantasma che assume le connotazioni sacrali di una divinità.
La dicotomia teorica di Groys è successivamente traslata da Polidori su un piano personale, attraverso il racconto di un episodio autobiografico in cui la nonna, durante la recitazione del rosario, impugna uno scacciamosche: così, se da una parte la cantilena liturgica è associata dall’artista all’“accerchiamento del vuoto” intorno alla divinità — il corpo fantasmatico — dall’altra la mosca è interpretata quale elemento materiale che incontra la morte — il corpo storico[5].

In tale direzione si muove il Laboratorio #1, in cui Pasquale Polidori propone la costruzione progressiva di un Rosario per invocare l’idolo di Kurt Schwitters. Nei primi due incontri è sottoposta ai partecipanti una scelta di testi relativi all’artista[6], analizzata sul piano lessico-sintattico secondo i metodi delle grammatiche generativo-trasformazionali, su cui si basano i programmi di traduzione automatica[7]. Individuando le proposizioni che hanno per soggetto o oggetto del verbo Kurt Schwitters e riducendole in frasi minime, si è ottenuto un elenco di azioni e modi di essere riferiti all’artista, attraverso cui provare a curarne l’assenza. Es:

capisce qualcosa
implora una redenzione
trasmuta
canta
trilla
mormora
gorgoglia
giubila
tira fuori gli ascoltatori (dalla pelle)
ci insegna qualcosa

 

La recitazione collettiva del Rosario-Schwitters come cantilena potenzialmente infinita ha l’obiettivo, quindi, di indurre in uno stato di sospensione e meditazione intorno al fantasma-divinità dell’artista, creando una “scala per il Paradiso” per entrarvi in contatto[8].
Il risultato è una performance che avrà luogo giovedì 16 maggio nell’Ambiente #2 del MACRO Asilo (Roma), nell’ambito di Conversazione (I), la prima giornata aperta di restituzione di Materiali progressivi per la drammaturgia di KS.

Rosario-Schwitters
performance
alle ore 17:00 / 18:00 / 19:00
con Luigi Battisti • Simone Compagno • Arianna Desideri • Jacopo Natoli • Pasquale Polidori • Tianji Xu

 

Per maggiori informazioni seguici sulla pagina Facebook KS, the man who smiled too much o scrivici all’indirizzo ks.pasqualepolidori@gmail.com.

 

Prossimi appuntamenti:

MACRO Asilo, Ambiente #2
Laboratorio #2
14, 15 maggio 2019 ore 15:30-18:30

La faccia di Schwitters in rapporto ai ritratti dei suoi contemporanei; il catalogo dei tipi; anti-intellettualismo di Schwitters; ebbrezza; il dilagare della vita; NON-noli me tangere; ritratto dell’artista come amante, partner, ladro e giocatore; The Man I Love.

Conversazione (I), 16 maggio 2019 dalle ore 16:00
Soggettività e montaggio linguistico. Il salvabile di una quotidianità quasi banale.
Presentazione del progetto complessivo e dei risultati della prima settimana di laboratorio; performance Rosario-Schwitters.

 


NOTE

[1] Ci tengo a sottolineare che la trattazione che segue riguardo il progetto e le riflessioni di Polidori sono frutto della lettura di alcuni articoli – citati all’occorrenza nelle note successive – e delle conversazioni con l’artista, nonché dei testi da lui elaborati come materiale di laboratorio; non pretende, dunque, di essere esaustiva, basandosi su una ricerca del tutto preliminare che dovrà necessariamente essere ampliata e meglio precisata.
[2] L’evidente dicotomia tra l’auto-rappresentazione di Kurt Schwitters e i ritratti dei contemporanei costituisce il tema-guida della seconda settimana di laboratorio. Per approfondire, vedi P. Polidori, KS the man who smiled too much #02 Genja Jonas, in «Spazio cosmico», maggio 2019 <http://www.pasqualepolidori.com/spaziocosmico.html> (maggio 2019).
[3] Tuttavia, evidenzia Polidori, anche lo storico dell’arte più rigoroso cade nell’innamoramento, in quanto il suo interesse verso una specifica tematica, periodo, corrente e artista presuppone un colpo di fulmine e un imprinting. Il tema dell’”erotismo” come simbiosi spirituale rappresenta uno dei nuclei tematici del progetto e sarà indagato in particolare nella seconda giornata aperta di restituzione del laboratorio, dal titolo Conversazione (II), Soggettività e oggettività fittizie. La storia dell’arte come (intima) illusione narrativa (MACRO Asilo, Ambiente #2, giovedì 23 maggio 2019). Intorno al tema dell’“innamoramento”, vedi anche P. Polidori, Leggendo Boris Groys (#1): con Patti Smith, Arthur Rimbaud e alcuni altri fantasmi, in «Spazio cosmico», ottobre 2018 <http://www.pasqualepolidori.com/sc/index.php/2018/10/03/leggendo-boris-groys-1-con-patti-smith-arthur-rimbaud-e-alcuni-altri-fantasmi/> (maggio 2019).
[4] Per approfondire, vedi P. Polidori, Leggendo Boris Groys (#2): con Marco al museo, in «Spazio cosmico», ottobre 2018 <http://www.pasqualepolidori.com/sc/index.php/2018/10/18/leggendo-boris-groys-2-con-marco-al-museo/>
(maggio 2019).
[5] Per approfondire, vedi P. Polidori, Leggendo Boris Groys (#3-fine): con mia nonna in cucina. Note sul corpo a corpo con l’opera e significazione del readymade, in «Spazio cosmico», novembre 2018
<http://www.pasqualepolidori.com/sc/index.php/2018/11/11/leggendo-boris-groys-3-fine-con-mia-nonna-note-sul-corpo-a-corpo-con-lopera-e-significazione-del-readymade/> (maggio 2019)
[6] In particolare, i due testi in analisi sono: A. Desideri (a cura di), Citazioni, frammenti e testimonianze di, su e intorno a Kurt Schwitters (disponibile tra i materiali del Laboratorio #1) e S. Wilson, Kurt Schwitters in Inghilterra, in E. Grazioli (a cura di), Kurt Schwitters, in «Riga» n. 29, Marcos y Marcos, Milano 2009, pp. 227-254
[7] Tale tipo di analisi è ricorrente nel lavoro di Polidori, utilizzato dalla fine degli anni Novanta a partire da L’idea che mi sta a cuore (1997) fino ad oggi, passando per opere come Lettere dei condannati a morte (2002) e Innamorata (2015). Cfr. <http://www.pasqualepolidori.com/> (maggio 2019)
[8] Il progetto è accompagnato da alcune “colonne sonore” dal repertorio degli standards di Broadway, concepite come ulteriore atto d’amore e slancio emotivo verso il corpo assente di Kurt Schwitters. Le canzoni esprimono infatti sentimento, intimismo, a volte malinconia e a volte gioia pura dell’innamoramento. Stairway to Paradise (1922) di George Gershwin, Ira Gershwin e Buddy DeSylva ha l’obiettivo di contribuire, insieme alla recitazione del Rosario, alla costruzione della “scala per il Paradiso” che porta al fantasma dell’artista.

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