Una giacca blu, un aspetto distinto e un buon profumo: così Klement Zoraqi si presenta varcando la porta di Micro. Era evidentemente emozionato, gli occhi come fessure di imbarazzo e gioia. “Eccomi!” dice, e stringe le mani a tutti. All’inaugurazione della tappa romana della sua personale sulla città eterna – il 13 ottobre presso Spazio Porta Mazzini – invita parenti lontani e amici romani, accogliendoli con un sorriso timido e uno splendido italiano.

Di Tirana, professore di pittura, Klement Zoraqi frequenta la capitale da ormai più di vent’anni.  L’Urbe è immortalata nei suoi occhi con toni soavi, leggeri, che talvolta esplodono in colori acidi e potenti, maturati dal ricordo delle lunghe passeggiate, dei tramonti e delle solitarie riflessioni. Le sue sono immagini di una Roma lontana dalle cartoline turistiche, dai luoghi celebri e consumati dalla pubblicità, sono posti del cuore, intimi e rielaborati attraverso una memoria di sensazioni e sensibilità senza tempo.

Discorrere con Klement della sua arte è stato come leggere una di quelle pagine di uno stimato critico che ricerca le parole chiave esatte. “Sono arrivato a Roma più di vent’anni fa” mi dice “ho iniziato a disegnare con i pastelli ciò che vedevo per le strade: monumenti, scorci, vie desolate. Lo riportavo sulla carta come fossero vedute. Poi ho capito che dovevo fare un passo in più. Vedi?” mi fa, indicando le opere esposte “questo non è semplice Vedutismo. Nelle ultime creazioni ho cercato di riesplorare Roma dentro di me, ricordando nel mio studio forme e impressioni colte e immagazzinate, anche perse. Vedi le figure, gli alberi? Non sono reali alberi, sono delle sagome in dialogo, sono dei personaggi“.

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Quella di Zoraqi è stata un’evoluzione estetica che è passata anche dalla rivoluzione tecnica. Dal pastello che immortalava i dettagli delle vedute en plein air, all’olio fitto e pastoso su tela che, in un’ottica generale, ricorda l’effetto della tecnica precedente ma che – attraverso il filtro della memoria e gli schemi di semplificazione formale che porta con sé la rielaborazione del ricordo – restituisce un soggetto tutto diverso, all’insegna della narrazione colore-sagoma più che del segno grafico.

“Che poi, sai?” continua “molti Romani non conoscono certi posti, soprattutto i più caratteristici. Ci vuole l’occhio di uno straniero per coglierli ed accoglierli. Roma è una città piena di contraddizioni, colma di stratificazioni e l’ambiente naturale fa parte di questo gioco. Quando guardo questa città io mi immergo quindi nella natura, guardo quei pini che si stagliano in controluce sui cieli rossi al tramonto. Per me Roma è quei pini

Non a caso, infatti, la mostra per Micro Arti Visive si intitola “Archi/nature“: i tronchi degli alberi, tanto amati dal pittore, si trasformano in architetture di una Roma diversa, vista con una “prospettiva straniera ma mai estranea” (come afferma la curatrice Paola Valori), sono testimoni di una città dalle infinite sfaccettature, che non smette di sorprendere nelle sue incalcolabili possibilità di essere. Guardare i dipinti Klement Zoraqi ci stimola, quindi, a cogliere nuovi soggetti e inediti spunti da una realtà quotidiana che ci sembra ormai navigata e consumata: è una suggestione che, se accolta, può regalare colori ancora non esplorati.

ROMA, ARCHI/NATURE sarà visitabile fino a venerdì 20 ottobre presso Micro Arti Visive (viale Mazzini, 1) dalle 11 alle 18, ingresso gratuito.

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