Denominata così dal palazzo romano dove era conservata prima di raggiungere l’attuale sede milanese, la Pietà Rondanini è l’ultimo atto scultoreo di Michelangelo, cui il Buonarroti ha lavorato fino a pochi giorni dalla sua dipartita. In corso d’opera, il gruppo fu sottoposto a più deviazioni formali e stilistiche, se non che solo la morte dell’artista riuscì a decretarne lo stato definitivo, incompiuto e frammentario.

Dai disegni programmatici emerge l’intenzione di situare il nodo drammatico del gruppo nel tentativo di lei di trattenere il corpo del figlio dallo scivolare al suolo, inerme. Non si ripetono infatti la divina sospensione e tragica compostezza riscontrabili nella Pietà vaticana (1497-99), eseguita a ventitré anni. La Rondanini enuncia la maturazione spirituale di un Buonarroti ottantenne, nonché la riflessione ultima sul dialogo fra due costanti universali: materia e corporeità. Ed è  proprio dalla sfera della senilità che l’opera trae la sua forza contemplativa. Nell’ultima Pietà della sua vita l’artista dinamizza il tema rappresentato fino all’esasperazione, cogliendone l’intervallo a metà fra lo svolgimento e l’esito. Una tragedia in atto, che vede il corpo del figlio incombere sullo spettatore, la madre inarcarsi esercitando una precaria trazione.

This slideshow requires JavaScript.

Pietà Rondanini, Michelangelo Buonarroti
1552-64, marmo, 195 cm, Palazzo Sforzesco, Milano

Una volta portata la scultura a uno stadio sufficientemente avanzato, il Buonarroti decise per un intervento radicale, che avrebbe difatti riconvertito il progetto iniziale. Risparmiando infatti solo gli arti inferiori, e isolando il braccio destro dalla composizione, Michelangelo ricavò il nuovo corpo del Cristo direttamente dal blocco di Maria. La nuova testa fu così plasmata dalla spalla destra della Vergine, mentre le braccia dai fianchi.

La sintesi finale congiunge madre e figlio in un’intima fusione materica. Il figlio non si abbandona più in avanti ma affonda nell’abbraccio disperato  della madre. Gli sguardi convergono nella stessa direzione, i corpi, esili e deboli, vengono unificati dalla materia del loro dramma. Una materia che è substrato e idea insieme. Una realtà fluida che risolve il materiale nell’immateriale.

La Pietà Rondanini è l’eternazione di un paradosso. L’agognata finitezza dell’arte finisce per naufragare in un discorso liquido, senza approdi sicuri. E nella misura in cui “non finisce”, l’opera è destinata a perpetuarsi, in divenire.

Matteo Spinelli

 

About The Author

Freelancer
Freelancer

I freelance sono uragani sporadici. Si elettrizzano saltuariamente con una potente scossa. Vuoi scrivere anche tu per Uragano elettrico come membro esterno alla redazione? Scrivi a info@uraganoelettrico.it

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published.