Le storie non raccontate, le ombre sui marciapiedi: i migranti camminano in avanti,  verso un orizzonte offuscato, ancora informe, ma procedono.
Eppure aspettano.
Si fermano per un attimo, si cristallizzano nel polistirolo e nelle matite di Mimmo e ripartono.

La condizione dei migranti, protagonisti simbolo dell’attesa contemporanea, è immortalata da Mimmo Martorelli nel percorso della sua personale “WAITING FOR” – dal 27 ottobre al 15 novembre 2017 al Museo d’Arte Contemporanea (MAC3) di Caserta.

Il focus è diretto a cogliere figure di spalle come sagome anonime nella culla del mondo, che cercano una collocazione su uno sfondo spesso silente, indifferente, o talvolta talmente caotico che rischia di comprimerli e schiacciarli nel suo colore. Sono corpi in cerca di sostanza e identità, con i loro fardelli di plastica, spersonalizzati dall’alienante società del terzo millennio che cerca di inghiottirli nel suo continuo movimento.

Chiedono aiuto, chiedono un ascolto, o forse già hanno perso e continuano a camminare, lasciandoci lì, dietro di loro.
Eppure aspettano.

Mimmo Martorelli li blocca, afferra loro il braccio e scatta una foto di polistirolo che sappia restituire tutti i volumi delle loro incertezze. Li imprime nell’opera senza mistificazioni  e sovrastrutture, con una sensibilità tutta volta alla trasposizione cruda della realtà con un evidente intento sociale, accarezzando con l’Arte dove nessuno è intervenuto a curare.

Se Attesa significa anche Sospensione, l’occhio che coglie queste storie non può far altro che astenersi da sé, dal giudizio e semplicemente osservare, lasciandosi penetrare. Waiting For permette di farlo, di “sospendersi” ma di rinascere più consapevoli. Questo è l’esperimento provato all’inaugurazione del 27 ottobre al MAC3, in cui si sono alternate voci e sensibilità pronte ad “accogliere”. Presenti l’Assessore alla cultura della città di Caserta Daniela Borrielli e il curatore della mostra Massimo Sgroi, che hanno introdotto il reading di Danilo Vanella  sul tema dell’immigrazione tratto dal libro “I miracoli” di Abbas Khider. Tra i numerosi invitati spiccano l’Ing. Ugo Corvino, noto collezionista, il maestro scultore Elvio Accardo, l’Ing. Pino Letizia con l’imprenditrice Maura Letizia e il Direttore artistico del PAC (Porto Arte Contemporanea) Valerio Falcone. La mostra è promossa dal tocco originale in veste itinerante dell’Associazione Michele Valori in collaborazione con Micro Arti Visive, vivace realtà romana guidata dallo spirito intraprendente di Paola Valori.  Il catalogo è a cura dell’editore Mariapia Ciaghi (Il Sextante) e la degustazione dei vini del “Casale del Giglio” (Sponsor) ha allietato l’evento.

Se Attesa significa anche Sospensione, l’occhio che coglie queste storie non può far altro che astenersi da sé, entrare in simbiosi e custodire quest’esperienza di contatto come monito di quel limbo migrante.

Quelle ombre si fermano per un attimo, si cristallizzano e ripartono. Ora potremmo rincorrerle, stringere loro la mano e fermarci con i loro sacchi sporchi sotto l’albero spoglio di Godot.
Eppure aspettano, o forse non più.
Aspettiamo, o forse non più.

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