Dal 14 al 20 novembre Spazio Porta Mazzini (Roma, viale Mazzini, 1) si anima dei colori e delle suggestioni della Sardegna. Una collettiva di 14 artisti del territorio, tra tradizione e innovazione, che riflettono sul tema dell’isola. Con la curatela di Paola Valori (Micro Arti Visive) in collaborazione con l’occhio creativo di Giovanna Campisi (Nacre’ Events), la Sardegna in mostra è uno spaccato di un’Italia che non dimentica il passato ma che volge lo sguardo alle avanguardie in corso. Un’isola calda, che si imprime nella memoria come un’impronta che non sa sbiadire: ISOLE FABER è dunque una chiave di lettura intima e variegata per comprendere e fruire in profondità uno dei paesaggi più suggestivi del nostro Paese.

14 artisti. Ognuno, con i suoi intrecci e ricerche, rappresenta una identificativa fibra di percezioni e variazioni in un tessuto complessivo, variopinto, che restituisce le novità artistiche del panorama locale:

Gavino Ganau, con i suoi “500 milioni di anni luce da un altro pianeta” (2014, acrilico su tela, cm 60×80) in un gusto tra stencil e illustrazione in bianco e nero;

Angela Spano con le sue donne di tessuto e acrilico come icone di madonne contemporanee;

Fiorella Fiori e le sue massicce cornici lignee e tele orizzontali di denti di pagliaccio;

Simona Tavassi porta le sue atmosfere immateriali, al limite tra astrazione e ricordi di un paesaggio realmente vissuto ma offuscato dal tempo, con tecniche miste di tessuti leggeri come carta velina o pesanti come segno di una materia esperita;

Mauro Filigheddu e le sue maschere di impronte antropologiche dall’eco tribale, africana, quasi ancestrale (“Il muto di Gallura”, 1999, Acrilico su tela, cm 70×50);

Gabriele Doppiu immortala nei suoi scatti una Sardegna legata al mito, ai riti del carnevale tra maschere antiche e contemporanee, in una restituzione del passato dai colori brillanti;

Vanessa Tuilliere (“Mystic Island”, “Sinfonia dei Mulini”, “Unu Mundu Bellissima”, 2017) riporta un’isola in astratto, dove i colori evocano l’azzurro del mare e il giallo della luce calda d’estate, in un gioco di tecniche miste come acquarelli di sfumature del cielo o tempere come la densità materica delle onde;

Mario Fois, con le sue quattro tele nere 100×100, presenta la sua terra di vortici cromatici, dove smalti e reazioni chimiche disciolgono e smaterializzano la figurazione per ricomporla in un nuovo status quo cangiante, in una Sardegna “liquida”;

Chicco Mannazzu presenta la sua serie “Waiting for” (2014), delle lastre metalliche battute a caldo, fuse e smaltate, con forme primitive che rimandano alla circolarità, in un gioco di concavi e convessi, pieni e vuoti;

Jacopo Scassellati, con i suoi oli su tela di temi mitologici, ricorda all’osservatore il fascino di un antico sgretolato, dai toni metafisici;

Claudia Caracausi racconta le vele e i timoni delle piccole barche sarde attraverso una trasfigurazione grafica dei contenuti;

Giovanna Campisi porta in mostra il suo dittico “Amore” e “Psiche” in un gioco digitale di identità e controluce.

Quella di ISOLE FABER è un Sardegna vista dall’occhio attento di chi sa entrare in contatto profondo con il territorio, in una simbiosi che gli artisti cercano di restituire all’osservatore; uno sguardo a una delle isole più suggestive del Mediterraneo, ricca di storia, paesaggio, tradizioni e creatività d’artista.

 

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La mostra resterà aperta al pubblico presso Spazio Porta Mazzini (Roma, viale Mazzini, 1) fino al 20 novembre 2017 dalle 10 alle 18 (escluso la domenica). Ingresso libero.

Riferimenti organizzativi: Paola Valori – Micro Arti Visive

 

 

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